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I primi documenti certi che
testimoniano l'esistenza della chiesa dei SS. Nazaro e Celso
ad Arosio risalgono al 1124, anno in cui le terre arosiane
vengono cedute dalla famiglia milanese dei Cani al Monastero
Maggiore di S. Maurizio.
In realtà, con buona
probabilità, la chiesa esisteva già da tempo, essendo, la
località di Arosio, già citata in una pergamena che risale
al 1028.
Da questi documenti emerge con
chiarezza come Arosio non facesse parte di una più ampia
circoscrizione signorile, ma come fosse, esso stesso, centro
centro con annessi diritti di signoria.
Arosio era dunque, dal punto
di vista amministrativo, una curtis regia, e, come tale,
godeva di una certa autonomia decisionale.
Il passaggio di proprietà, dai
Cani al S.Maurizio, sancì il definitivo declino del borgo,
che, gradualmente, cominciò a perdere il suo prestigio.
Parallelo a a questo è il
declino della chiesa.
Le visite pastorali del XVI
secolo ci descrivono un edificio decadente, con immondizia
abbandonata negli angoli, privo di pavimentazione e con
arredi logori e deteriorati dal tempo: per anni, infatti,
Pieve di Mariano e Monastero litigarono anche per stabilire
la competenza dei restauri dell'edificio.
Per tale ragione, nel 1758, un
insigne arosiano, don Carlo Giussani, si offre di restaurare
la chiesa parrocchiale interamente a proprie spese,
incaricando dei lavori l'architetto milanese Antonio Maria
Ricchino. Purtroppo, solo l'anno seguente, don Giussani
muore, non prima, però di aver redatto il suo testamento,
nel quale lascia precise disposizioni circa le modalità con
le quali edificare il nuovo edificio, nominando quali
garanti e supervisori proprio le monache del S.Maurizio.
Don Giussani dispone che si
facciano due altari laterali: uno dedicato alla Vergine
Addolorata, l'altro a S. Antonio da Padova.
La chiesa Settecentesca è
quella che, ancora oggi, almeno in parte, possiamo ammirare:
nel 1932, a seguito della visita del Cardinal Schuster,
l'allora parroco don Carlo Baj raccolse la sfida, alquanto
ambiziosa, di ampliare l'edificio divenuto ormai troppo
angusto per la popolazione di Arosio.
La chiesa del Ricchino venne tagliata
all'altezza dell'Altare Maggiore, che fu spostato più
avanti, originando la struttura odierna. L'altare
dell'Addolorata fu trasferito nella porzione nuova
dell'edificio, e al suo posto fu creato l'altare delle tre
Sante (S. Rita, S. Teresina e S. Gemma); l'altare di S.
Antonio, invece, divenne l'altare della Sacra Famiglia. |