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Mi chiamo Laura, ho 34 anni e
arrivo da Cantù: da giugno del 2007 sono responsabile della
pastorale giovanile ad Arosio e dalla scorsa estate abito in
oratorio.
Da quando mi sono laureata in lettere fino a prima di
entrare nella coop. diocesana Aquila e Priscilla mi sono
occupata di risorse umane, invece nella parrocchia di S.
Carlo, che fa parte della comunità pastorale di S. Vincenzo,
sono stata catechista e poi educatrice dei preadolescenti,
ho seguito gli animatori e il coretto.
Mi piacciono la musica, il mare e leggere, non sono una
grande sportiva; mi sforzo di essere precisa, spesso sono in
ritardo e a volte capita che mi arrabbi, mi ritengo una
persona semplice e sincera, determinata che può diventare
testarda; credo nell’amicizia vera, nel confronto e nella
collaborazione, nella quale sono responsabile ma anche
esigente, do più retta al cuore che alla testa e finora mi è
sempre andata bene.
Anche arrivare ad Arosio è stato così.
Circa tre anni fa circa ho capito che la distanza tra quello
che facevo al lavoro e il mio impegno in parrocchia era
troppa per me, sentivo la necessità di mettere a frutto la
mia passione educativa in maniera più decisa così,
conoscendo alcuni educatori impegnati in oratorio, mi sono
avvicinata a questa realtà molto timidamente, con l’unica
pretesa di offrire la mia completa disponibilità.
Da allora ho cominciato un cammino di discernimento non
privo di curve e salite per capire prima di tutto chi sono
io, come vivo la mia fede, qual è la mia strada, e lungo
questo cammino ho custodito come un tesoro prezioso il
desiderio di entrare in oratorio come educatrice.
Ricordo perfettamente il momento in cui don Ivano mi ha
comunicato la destinazione ad Arosio: un’emozione fortissima
che non potevo tenere tutta per me e, subito dopo, il
panico, come posso farcela da sola?
Ma il bello è proprio che non sono sola: mi accompagna la
comunità che mi ha cresciuta e che non cessa di interessarsi
al mio bene, mi accoglie una nuova famiglia carica di
aspettative e ricca di doni da scoprire.
E io mi metto umilmente al suo servizio: il responsabile
laico non è più bravo né più importante e non arriva da
fuori a risolvere tutti i problemi; da me si sentono più
domande che risposte, la mia presenza non è sconvolgente ma
discreta e decisa, e potrete sempre contare su di me lungo
questo cammino che percorriamo insieme. |