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Sabato 17 e
Domenica 18, il Gruppo Missionario Parrocchiale organizza,
come è ormai tradizione, una vendita benefica in chiesina a
sostegno delle opere missionarie.
Come
sempre saranno vendute mele, riso, funghi e miele. Si chiede
inoltre la collaborazione delle brave cuoche per la
preparazione di torte da mettere in vendita e che potranno
essere consegnate in chiesina sabato pomeriggio e domenica
mattina.
Si ricorda inoltre che è possibile sostenere le opere
missionarie anche con queste altre forme:
- battesimo di un bambino
- adozione a distanza
- adozione di un seminarista
- aiuti al clero indigeno
- aiuto alla Propagazione della Fede
Per aderire a queste iniziative rivolgersi al Gruppo
Missionario durante l’apertura della Mostra. Ricordiamo
inoltre a coloro che hanno aderito alla iniziativa di
adottare un bambino a distanza e che intendono proseguire in
questa opera caritativa, di presentarsi in chiesina per
saldare, qualora non lo avessero già fatto, la quota
relativa all’anno 2009 che è di € 220,00.
Pubblichiamo di seguito il messaggio del Papa:
MESSAGGIO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI PER LA GIORNATA
MISSIONARIA MONDIALE 2009
“Le nazioni cammineranno alla sua luce” (Ap 21, 24)
In questa domenica, dedicata alle missioni, mi rivolgo
innanzitutto a voi, Fratelli nel ministero episcopale e
sacerdotale, e poi anche a voi, fratelli e sorelle
dell'intero Popolo di Dio, per esortare ciascuno a ravvivare
in sé la consapevolezza del mandato missionario di Cristo di
fare “discepoli tutti i popoli” (Mt 28,19), sulle orme di
san Paolo, l'Apostolo delle Genti.
“Le nazioni cammineranno alla sua luce” (Ap 21,24). Scopo
della missione della Chiesa infatti è di illuminare con la
luce del Vangelo tutti i popoli nel loro cammino storico
verso Dio, perché in Lui abbiano la loro piena realizzazione
ed il loro compimento. Dobbiamo sentire 1’ansia e la
passione di illuminare tutti i popoli, con la luce di
Cristo, che risplende sul volto della Chiesa, perché tutti
si raccolgano nell’unica famiglia umana, sotto la paternità
amorevole di Dio.
È in questa prospettiva che i discepoli di Cristo sparsi in
tutto il mondo operano, si affaticano, gemono sotto il peso
delle sofferenze e donano la vita. Riaffermo con forza
quanto più volte è stato detto dai miei venerati
Predecessori: la Chiesa non agisce per estendere il suo
potere o affermare il suo dominio, ma per portare a tutti
Cristo, salvezza del mondo. Noi non chiediamo altro che di
metterci al servizio dell’umanità, specialmente di quella
più sofferente ed emarginata, perché crediamo che “l’impegno
di annunziare il Vangelo agli uomini del nostro tempo... è
senza alcun dubbio un servizio reso non solo alla comunità
cristiana, ma anche a tutta l’umanità” (Evangelii nuntiandi,
1), che “conosce stupende conquiste, ma sembra avere
smarrito il senso delle realtà ultime e della stessa
esistenza” (Redemptoris missio, 2).
1. Tutti i Popoli chiamati alla salvezza
L’umanità intera, in verità, ha la vocazione radicale di
ritornare alla sua sorgente, che è Dio, nel Quale solo
troverà il suo compimento finale mediante la restaurazione
di tutte le cose in Cristo. La dispersione, la molteplicità,
il conflitto, l’inimicizia saranno rappacificate e
riconciliate mediante il sangue della Croce, e ricondotte
all’unità.
L’inizio nuovo è già cominciato con la risurrezione e
l’esaltazione di Cristo, che attrae tutte le cose a sé, le
rinnova, le rende partecipi dell’eterna gioia di Dio. Il
futuro della nuova creazione brilla già nel nostro mondo ed
accende, anche se tra contraddizioni e sofferenze, la
speranza di vita nuova. La missione della Chiesa è quella di
“contagiare” di speranza tutti i popoli. Per questo Cristo
chiama, giustifica, santifica e invia i suoi discepoli ad
annunciare il Regno di Dio, perché tutte le nazioni
diventino Popolo di Dio. È solo in tale missione che si
comprende ed autentica il vero cammino storico dell’umanità.
La missione universale deve divenire una costante
fondamentale della vita della Chiesa. Annunciare il Vangelo
deve essere per noi, come già per l’apostolo Paolo, impegno
impreteribile e primario.
2. Chiesa pellegrina
La Chiesa universale, senza confini e senza frontiere, si
sente responsabile dell'annuncio del Vangelo di fronte a
popoli interi (cfr Evangelii nuntiandi, 53). Essa, germe di
speranza per vocazione, deve continuare il servizio di
Cristo al mondo. La sua missione e il suo servizio non sono
a misura dei bisogni materiali o anche spirituali che si
esauriscono nel quadro dell’esistenza temporale, ma di una
salvezza trascendente, che si attua nel Regno di Dio (cfr
Evangelii nuntiandi, 27). Questo Regno, pur essendo nella
sua completezza escatologico e non di questo mondo (cfr Gv
18,36), è anche in questo mondo e nella sua storia forza di
giustizia, di pace, di vera libertà e di rispetto della
dignità di ogni uomo. La Chiesa mira a trasformare il mondo
con la proclamazione del Vangelo dell'amore, “che rischiara
sempre di nuovo un mondo buio e ci dà il coraggio di vivere
e di agire e... in questo modo di far entrare la luce di Dio
nel mondo” (Deus caritas est, 39). È a questa missione e
servizio che, anche con questo Messaggio, chiamo a
partecipare tutti i membri e le istituzioni della Chiesa.
3. Missio ad gentes
La missione della Chiesa, perciò, è quella di chiamare tutti
i popoli alla salvezza operata da Dio tramite il Figlio suo
incarnato. È necessario pertanto rinnovare l’impegno di
annunciare il Vangelo, che è fermento di libertà e di
progresso, di fraternità, di unità e di pace (cfr Ad gentes,
8). Voglio “nuovamente confermare che il mandato
d’evangelizzare tutti gli uomini costituisce la missione
essenziale della Chiesa” (Evangelii nuntiandi, 14), compito
e missione che i vasti e profondi mutamenti della società
attuale rendono ancor più urgenti. È in questione la
salvezza eterna delle persone, il fine e compimento stesso
della storia umana e dell’universo. Animati e ispirati
dall’Apostolo delle genti, dobbiamo essere coscienti che Dio
ha un popolo numeroso in tutte le città percorse anche dagli
apostoli di oggi (cfr At 18,10). Infatti “la promessa è per
tutti quelli che sono lontani, quanti ne chiamerà il Signore
Dio nostro” (At 2,39).
La Chiesa intera deve impegnarsi nella missio ad gentes,
fino a che la sovranità salvifica di Cristo non sia
pienamente realizzata: “Al presente non vediamo ancora che
ogni cosa sia a Lui sottomessa" (Eb 2,8).
4. Chiamati ad evangelizzare anche mediante il martirio
In questa Giornata dedicata alle missioni, ricordo nella
preghiera coloro che della loro vita hanno fatto
un’esclusiva consacrazione al lavoro di evangelizzazione.
Una menzione particolare è per quelle Chiese locali, e per
quei missionari e missionarie che si trovano a testimoniare
e diffondere il Regno di Dio in situazioni di persecuzione,
con forme di oppressione che vanno dalla discriminazione
sociale fino al carcere, alla tortura e alla morte. Non sono
pochi quelli che attualmente sono messi a morte a causa del
suo “Nome”. È ancora di tremenda attualità quanto scriveva
il mio venerato Predecessore, Papa Giovanni Paolo II: “La
memoria giubilare ci ha aperto uno scenario sorprendente,
mostrandoci il nostro tempo particolarmente ricco di
testimoni che, in un modo o nell’altro, hanno saputo vivere
il Vangelo in situazioni di ostilità e persecuzione, spesso
fino a dare la prova suprema del sangue” (Novo millennio
ineunte, 41).
La partecipazione alla missione di Cristo, infatti,
contrassegna anche il vivere degli annunciatori del Vangelo,
cui è riservato lo stesso destino del loro Maestro.
“Ricordatevi della parola che vi ho detto: Un servo non è
più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me,
perseguiteranno anche voi” (Gv 15,20). La Chiesa si pone
sulla stessa via e subisce la stessa sorte di Cristo, perché
non agisce in base ad una logica umana o contando sulle
ragioni della forza, ma seguendo la via della Croce e
facendosi, in obbedienza filiale al Padre, testimone e
compagna di viaggio di questa umanità.
Alle Chiese antiche come a quelle di recente fondazione
ricordo che sono poste dal Signore come sale della terra e
luce del mondo, chiamate a diffondere Cristo, Luce delle
genti, fino agli estremi confini della terra. La missio ad
gentes deve costituire la priorità dei loro piani pastorali.
Alle Pontificie Opere Missionarie va il mio ringraziamento e
incoraggiamento per l’indispensabile lavoro che assicurano
di animazione, formazione missionaria e aiuto economico alle
giovani Chiese. Attraverso queste Istituzioni pontificie si
realizza in maniera mirabile la comunione tra le Chiese, con
lo scambio di doni, nella sollecitudine vicendevole e nella
comune progettualità missionaria.
5. Conclusione
La spinta missionaria è sempre stata segno di vitalità delle
nostre Chiese (cfr Redemptoris missio, 2). È necessario,
tuttavia, riaffermare che l’evangelizzazione è opera dello
Spirito e che prima ancora di essere azione è testimonianza
e irradiazione della luce di Cristo (cfr Redemptoris missio,
26) da parte della Chiesa locale, la quale invia i suoi
missionari e missionarie per spingersi oltre le sue
frontiere. Chiedo perciò a tutti i cattolici di pregare lo
Spirito Santo perché accresca nella Chiesa la passione per
la missione di diffondere il Regno di Dio e di sostenere i
missionari, le missionarie e le comunità cristiane impegnate
in prima linea in questa missione, talvolta in ambienti
ostili di persecuzione.
Invito, allo stesso tempo, tutti a dare un segno credibile
di comunione tra le Chiese, con un aiuto economico,
specialmente nella fase di crisi che sta attraversando
l’umanità, per mettere le giovani Chiese locali in
condizione di illuminare le genti con il Vangelo della
carità.
Ci guidi nella nostra azione missionaria la Vergine Maria,
stella della Nuova Evangelizzazione, che ha dato al mondo il
Cristo, posto come luce delle genti, perché porti la
salvezza “sino all'estremità della terra” (At 13,47).
A tutti la mia Benedizione.
Dal Vaticano, 29 giugno 2009
BENEDICTUS PP. XVI
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